Colapisci  -   L'uomo che diventa pesce per scelta  o  per  necessità   -     Il tuffatore dello Stretto

La seppia, nel cuore della notte

Seppia nello Stretto di Messina - Foto di Francesco Turano

Quando di notte ti avvicini a una seppia indifesa e la vedi li, davanti ai tuoi occhi, incapace quasi di scappare, pensi a quando la incontri di giorno, quelle poche volte che riesci a incrociarla mentre, schiva, mantiene le distanze e al primo segno di pericolo nuota via veloce con il suo potente sistema propulsivo; un sistema a reazione che condivide con altri parenti della stessa famiglia, che gli consente, a volerlo, di nuotare bene quasi come i più evoluti pesci. Non male per un mollusco!
Ma di notte la seppia non fugge, non sembra quasi essere lei, quella che con il sole non gradisce l’approccio.
Col buio è ferma, poggiata sul fondo sabbioso, aderente al sedimento o sepolta in esso, perfettamente mimetizzata, quasi invisibile.

La seppia si sta insabbiando - Foto di Francesco Turano

Una volta insabbiata la mimetizzazzione è perfetta - Foto di Francesco Turano

Ho tutto il tempo di scrutare da vicino la sua livrea, i suoi grandi occhi, il suo corpo e il suo strano modo di essere.
E volendo essere un po’ più “cattivi”, ma senza esagerare, posso provare a toccare il mollusco, a tenerlo tra le mani un secondo per sentirlo scivolare via e percepire la sua forte spinta, posso osservare il suo finto balzo in avanti, con immediato dietro front celato da una notevole spruzzata di nero, quell’inchiostro incredibile che rende così gustosi i famosi spaghetti…
Ma come pensare agli “spaghetti col nero” (bè, capita…) di fronte a un mollusco così straordinario come la Sepia officinalis?

 Disturbata o aggredita la seppia fugge  lanciando  il nero, per tornare spesso subito indietro e nascondersi sotto la nuvola di nero prodotta - Foto di Francesco Turano

Nel Mediterraneo incontrare la seppia non era certo difficile, almeno fino a non molto tempo fa.
Durante le mie ripetute esperienze notturne sui fondali della sponda calabra dello stretto, seppie ne ho incontrate davvero tante, in molte situazioni.
Avvistare una seppia è tutt’altro che banale: è una festa, almeno per me, un momento di scoperta di un mondo, quello dei cefalopodi, che non può lasciare indifferente nemmeno il più incallito dei subacquei alla sua milionesima immersione.

Foto di Francesco Turano

Nel fascio di luce della torcia intravedi all’improvviso una sagoma ovoidale, due grandi occhi sporgenti e un gruppetto di tentacoli raccolti e ordinati, allineati e quasi indistinguibili uno dall’altro.
Sai bene che la seppia è lì, ben mimetizzata, e che ti osserva pensierosa. Se allunghi una mano e la tocchi, provochi tutta una serie di reazioni imprevedibili, uniche ed esaltanti da ritrarre.
Ho dovuto turbare il sonno di molte seppie per ottenere alcuni interessanti scatti, per capire il modo d’agire del mollusco dai dieci tentacoli. Scoprendo poi che di notte la seppia non dorme ma caccia.
Recentemente si è inoltre scoperto che anche di notte le strategie mimetiche della seppia sono perfettamente attive, al contrario di quanto si riteneva fin d’ora, convinti che nell’oscurità non fosse necessario al mollusco mimetizzarsi.

A tentacoli raccolti la seppia cerca di mimetizzarsi - Foto di Francesco Turano

Ma chi è veramente la seppia? Mollusco cefalopode decapode, con il corpo ovale, schiacciato dorso ventralmente e circondato da una lamina contrattile che rappresenta le due pinne, interrotte solo posteriormente, possiede dieci tentacoli: otto di questi con quattro file di piccolissime ventose, e due più lunghi, retrattili, con la parte terminale clavata e provvista di ventose specializzate per la cattura delle prede.

Una seppia alle "prese" con un pleuronectiforme grande quanto lei - Foto di Francesco Turano

La seppia ha una colorazione molto variabile anche se si può dire che generalmente è bruna sul dorso e bianca sul ventre, ma nel termine “bruna” dovrebbero rientrare tutta una serie di varianti che nascono dai continui cambiamenti cromatici legati a un mollusco molto abile nell’arte del mimetismo.
Tra l’altro si riscontrano alcune differenze tra maschi e femmine, come ad esempio la linea bianca lungo la pinna che circonda il corpo, tipica dei maschi. Altre differenze nel tipo di livrea sono da attribuire a stati emotivi e momenti di vita particolari (come l’accoppiamento).

Il nuoto libero di una seppia - Foto di Francesco Turano

Il corpo dell’animale, caratterizzato da un mantello che contiene tutti gli organi interni e la conchiglia, è ben distinto dal capo, sul quale sono evidenti i due grandi occhi posti lateralmente, con una pupilla nera grande e sensibile, molto bella da osservare in natura.

La conchiglia, nota come osso di seppia, è bianca, leggera e piuttosto ispessita nella parte centrale, con una forma caratteristica che poco ricorda una vera conchiglia.

Foto di Francesco Turano

La conchiglia ha una funzione importante: la sua porosità trattiene piccole quantità di gas che il mollusco utilizza per regolare la sua galleggiabilità, un po’ come fa il subacqueo quando usa il giubbetto equilibratore.
Al centro dei tentacoli si trova poi la bocca che, come è tipico dei cefalopodi, è armata da mascelle che formano un
becco corneo che ricorda quello di un pappagallo.
Il becco della seppia è molto robusto e sembra che l’animale ne faccia anche un uso più intenso rispetto agli altri membri della famiglia, pronta a infliggere il suo morso a scopi difensivi anche sulle mani del subacqueo incauto.

Caratteristico atteggiamento durante una battuta di caccia - Foto di Francesco Turano

Coppia in corteggiamento - Foto di Francesco TuranoDi carattere schivo e tipicamente solitaria, si incontra sempre da sola, a meno che non ci sia in corso una lotta o un corteggiamento e/o accoppiamento.
Ho avuto la fortuna di assistere in natura sia al corteggiamento che all’accoppiamento di questi intelligenti molluschi.
Durante l’accoppiamento ho fatto il guardone curioso ed ho immortalato alcune evoluzioni dei molluschi
, in special modo i movimenti del maschio e i suoi cambiamenti repentini di colore, con una spiccata striatura cha sulla seppia vedi solo quando è in amore o quando assume un atteggiamento tipicamente aggressivo.
Ho fotografato l’unione tra maschio e femmina, l’abbraccio frontale con l’intreccio dei tentacoli, e sono rimasto affascinato, come sempre sott’acqua quando capitano certi eventi, dal ripetersi di scene di vita non facili da vedere sott’acqua.


Fasi interlocutorie prima dell'accoppiamento - Foto di Francesco Turano
Due seppie in accoppiamento - Foto di Francesco Turano

La seppia del Mediterraneo è presente in tre versioni: oltre Sepia officinalis, nel nostro mare vivono Sepia elegans e Sepia orbignyana.
La prima è la più comune e può raggiungere dimensioni massime di 35 cm e circa due chili e mezzo di peso.
Eccezionali  seppie di dimensioni maggiori si pescano nel Mar Adriatico, dove pare che esemplari particolarmente longevi raggiungano anche gli otto nove chili di peso.
Tale inusuale dimensione aveva fatto pensare inizialmente ad una specie diversa, ma poi la scienza ha concluso che si tratta comunque di
Sepia officinalis.

Foto di Francesco Turano

Sepia orbignyana, detta anche seppia pizzuta, vive oltre i 50 m di profondità su fondali melmosi e solo di rado si avvicina alla costa. Di piccole dimensioni, visto che non supera i 12 cm di lunghezza, è comune anche se difficile da incontrare sott’acqua.
Credo di non aver mai visto la seppia pizzuta in immersione, mentre ho visto e fotografato
Sepia elegans, una piccola seppia che non supera gli otto centimetri e che ha un colorito roseo tendente al salmone.

Sepia elegans - Foto di Francesco Turano
Sepia elegans

Foto di Francesco TuranoLe seppie vivono in preferenza sui fondali costieri sabbiosi o melmosi, ma non disdegnano ambienti rocciosi e praterie di posidonia.
Depongono uova che formano caratteristici grappoli neri simili ad uva, chiamati “uva di mare”
; i grappoli vengono attaccati a diversi substrati e dalle uova, dopo un periodo più o meno lungo in base della temperatura dell’acqua, nasce una seppiolina in miniatura che dopo circa sei mesi raggiunge un etto di peso.
Le seppioline vengono al mondo compiendo quell’atto istintivo che le contraddistingue e che le aiuterà poi tutta la vita: gettano il nero subito, istintivamente, per la prima volta.
Lo rifaranno per tutta la loro vita, ogni volta che sarà necessario.
Il nero di seppia ha avuto in passato un ruolo importante anche nella vita dell’uomo: è stato utilizzato come pigmento per la colorazione dei tessuti e, pensate un po’, il medico romano Discoride lo utilizzava in una lozione per curare la perdita dei capelli.
Oggi il nero di seppia è ancora usato largamente, anche se in modo diverso; a parte l’arte culinaria, che lo sfrutta ampiamente, interessante è il suo uso in medicina omeopatica, dove si è dimostrato efficace per la cura di una gran quantità di patologie.

Imponente lancio del classico nero di seppia - Foto di Francesco Turano

Un atteggiamento mimetico? - Foto di Francesco TuranoUna cosa mi ha sempre incuriosito nell’osservare una seppia: il suo modo bizzarro di sollevare i due tentacoli centrali verso l’alto, un atteggiamento che si ripete molto spesso e che di certo ha un suo significato.
I due tentacoli sono sollevati verso l’alto ma anche arricciati alle estremità, come arricciati simultaneamente sono anche gli altri tentacoli rimasti raccolti, in un insieme che di certo vuol rappresentare un formidabile atteggiamento mimetico
; come a voler tentare l’imitazione di un alga o di un’asperità del fondo, tentativo che alla seppia riesce molto bene.
Ho fotografato seppie acquattate sul fondo che tentavano, sollevando i due tentacoli centrali, di imitare un “qualcosa” che spunta dal fondale: il loro comportamento si base molto sulla capacità di sparire alla vista con svariati stratagemmi e questo, cari subacquei, è davvero uno sballo per chi osserva la natura dal vivo.
Semplicemente emozionante!

Foto di Francesco Turano

 

Francesco Turano

 

 

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