Colapisci  -   L'uomo che diventa pesce per scelta  o  per  necessità   -     Il tuffatore dello Stretto

Francesco Turano ci narra le meraviglie dello stretto

Gorgonie

Nel 1986, quando iniziai a immergermi con le bombole dopo un lungo rodaggio da apneista (durato più di dieci anni), mi ritrovai a sostare, senza rendermene conto più di tanto, alla stazione di ricarica a.r.a. in attesa che mi venissero riempite quelle bottiglie d’acciaio che mi avrebbero poi consentito di restare immerso a godere degli spettacoli naturali che il Mediterraneo poteva offrirmi.
Le attese con il suono del compressore furono presto interrotte da una serie di chiacchierate con altri subacquei; parlando del più e del meno, scoprii di avere a disposizione ambienti e fondali molto più belli e interessanti di quanto all’epoca potessi immaginare, proprio vicino casa.
Lo stesso titolare della stazione di ricarica, poi diventato un amico, mi suggerì il percorso da seguire per avvicinarmi a un imponente bastione di roccia alto più di venti metri,  poggiato sul fondale di Scilla proprio di fronte la rupe con sopra il suo castello.

 L’immersione mi avrebbe condotto alla scoperta delle famose gorgonie che, da novello fotosub, dovevo ancora conoscere.

Ansioso di vedere quello che veniva definito dai pescatori subacquei il “dente di cane”, una roccia il cui profilo appuntito ricorda appunto il molare di un cane, con poche immersioni sulle spalle ma con grande esperienza in apnea ed acquaticità oltre misura, mi preparai ad affrontare questa nuova avventura, da solo.
Ricordo ancora molto bene la scena che mi si presentò davanti agli occhi quando, superata la franata di roccia e seguendo il pendio ciottoloso a una profondità di una trentina di metri o poco più, incominciò a prender forma di fronte a me, quasi a sbarrarmi la strada, la massa scura della piramide granitica di cui tanto avevo sentito parlare.
I contorni della secca, man mano che mi avvicinavo curioso ed eccitato, diventavano via via meno sfocati e un po’ alla volta cominciai a capire che la superficie di quella montagna sommersa era completamente colonizzata da tutta una serie di invertebrati colorati, con prevalenza di gorgonie.
Finalmente, a tu per tu con le pareti verticali della guglia, alta più di venti metri, eccomi avvolto dai colori sgargianti delle ramificazioni di Paramuricea clavata, la più bella gorgonia del Mediterraneo, abbondantissima al punto da non lasciare quasi spazi vuoti di substrato.
Gorgonie, piccole e grandi, rosse e gialle, bicolore e monocolore, gorgonie ovunque, a perdita d’occhio; e con i polipi aperti, in tutto il loro splendore.
Era la mia prima volta al cospetto di quei celenterati, invertebrati che rendono affascinanti i fondali mediterranei più di molte altre forme di vita, celenterati coloniali le cui forme ramificate e i cui colori avevo visto, fino a quel momento, solo su libri e riviste; quegli animali così spettacolari da cambiare l’aspetto del fondo marino e talmente belli e fotogenici da essere da sempre la gioia di ogni fotografo subacqueo.
Che emozione intensa, mi sentivo in paradiso!

Il colore dominante, il giallo, non è abituale per questa specie di gorgonia, solitamente rossa. Ma a Scilla domina, al punto che, tra la notevole visibilità e il bagliore dei rami gialli, a quaranta metri sembra quasi di trovarsi a venti…

Tra le gorgonie del Mediterraneo la Paramuricea è sicuramente la più bella, la più appariscente e anche la più grande.
Le colonie di polipi che formano la sua struttura sono disposte su un solo piano e vanno a formare ramificazioni che possono raggiungere e in casi rari superare il metro di altezza.
Il colore dominante della specie è il rosso carminio
con tendenza occasionale al violetto, ma in alcuni luoghi del Mediterraneo, come accennavo, le estremità di alcune ramificazioni assumono una colorazione gialla molto intensa, con il risultato che la gorgonia si presenta praticamente bicolore o, come accade all’imboccatura nord dello Stretto di Messina (Scilla), del tutto gialla.
Alcuni studi, al riguardo, hanno dimostrato che le popolazioni di gorgonie del centro-nord sono esclusivamente rosse, mentre nelle acque centro meridionali si hanno diverse popolazioni con sfumature gialle; oltre che a Scilla si trovano infatti gorgonie bicolore, rosse e gialle, sia in Puglia, alle Isole Tremiti, che presso la parete esterna dell’Isola di Dino, ancora una volta in Calabria.
Un caso particolarmente raro, poi, è quello della gorgonia rossa con polipi bianchi: esemplari unici e molto spettacolari, che sinceramente ho visto solo un paio di vote da quando mi immergo.
Le Paramuricee ricoprono le rocce del fondo a partire di solito dai –20 m di profondità, anche se ciò è strettamente legato alla limpidezza dell’acqua: una maggiore trasparenza e, quindi, una maggiore penetrazione della luce in profondità, costringe questi animali, tipicamente sciafili (amanti cioè della penombra), a colonizzare gli ambienti rocciosi a profondità superiori ai 28-30 metri. Per nutrirsi, catturando con i polipi ben aperti le particelle alimentari che vagano nell’acqua, le gorgonie si dispongono sempre perpendicolarmente al flusso principale della corrente.

Nelle zone prossime alla superficie, dove predominano correnti verticali, si dispongono pertanto parallelamente alla superficie; viceversa nelle zone più profonde, dove le correnti sono prevalentemente orizzontali, la loro disposizione sarà invece perpendicolare alla superficie del mare. Questa regola non è priva di eccezioni; poiché la loro disposizione è strettamente legata alle correnti, potrà certamente variare se sul fondo la corrente incontra ostacoli di varia natura che ne modificano l’andamento. La crescita di una ramificazione è legata alla quantità di nutrienti presenti in un determinato luogo e all’ambiente, più o meno dinamico.

E’ stato calcolato che la crescita media di una gorgonia si aggira intorno ai 3 cm all’anno; bisogna però aggiungere che nei luoghi dove le correnti sono deboli si trovano ramificazioni più grandi (splendidi ventagli) e concentrazioni per metro quadro di fondale non particolarmente elevate, mentre nei luoghi dove il dinamismo è notevole si hanno in genere ventagli più bassi e larghi, anche se molto più fitti (veri e propri boschi).
La struttura ramificata della gorgonia costituisce inoltre un valido punto di appoggio per molti altri tipi di organismi marini.

Tra questi ricordiamo i fitti grappoli di tunicati, con prevalenza di Clavelina lepadifromis, o celenterati invasivi come il Pareritropodium coralloides, che si impossessa, come fa anche la Gerardia savaglia, di parti dello scheletro della gorgonia. Occasionalmente capita poi di trovare sulla gorgonia molluschi come la Pteria hirundo ed echinodermi molto poco frequenti come lo splendido Astrospartus.
Osservare una scogliera densamente popolata da questi animali è uno spettacolo senza eguali in tutto il Mediterraneo, vuoi per i cromatismi, vuoi per l’eccezionale biodiversità dell’ambiente creato, un vero e proprio bosco sommerso tra i cui rami vivono pesci e invertebrati d’ogni specie.

 

Le Gorgonie dello Stretto

 
 

Francesco Turano

 

 

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