Francesco Turano, il Tuffatore dello Stretto

Da piccolo mi domandavo spesso cosa potessero provare quei signori con quella strana tuta nera che si immergevano in quel fantastico mondo dal quale ero tanto attratto: il mare.
Non perdevo mai l’occasione di seguire in tv documentari d’ogni tipo legati all’elemento liquido e le avventure del comandante Cousteau mi trasportavano lontano con la mente, in una dimensione che non sapevo se avrei mai potuto vivere in futuro, ma che mi affascinava tantissimo.
Passavo interi pomeriggi a giocare con le mani immerse in un lavandino pieno d’acqua, dove una serie di sub in miniatura e qualche modellino di natante mi servivano per simulare le immersioni che tanto avrei voluto vivere.
L’infanzia mi segnò per sempre e il mare entrò a far parte della mia vita in modo prorompente, tanto che imparai a nuotare solo grazie all’uso di una maschera e uno snorkel.
Percepii presto la sensazione del galleggiamento; quindi dovetti pensare come fare per arrivare sul fondo, poiché dalla superficie vedevo molte cose e, ovviamente, volevo raggiungerle, toccarle, conoscerle.  La curiosità era grande…

A dodici anni cominciai a comprendere come andar giù in apnea, nel mare dello Stretto.
Il vento e il sole di questo mare insostituibile mi entrarono dentro con invadenza, ma io non sapevo ancora quanto questo mare mi avrebbe profondamente inciso il cuore.
Iniziai il mio rapporto con la fauna marina attraverso la pratica della pesca subacquea. Raccoglievo anche conchiglie, che conservavo in una scatola di scarpe, e disegnavo fondali marini e pesci su cartoncini bianchi 50 x 70: avevo bisogno di molto spazio sulla carta per inserire tutto ciò che la mia mente immagazzinava osservando il mare…
Crescendo iniziai ad acquistare libri e riviste, a leggere tanto, a conoscere i pesci e le loro abitudini dal vivo e sui libri. La prima muta arrivò nel 1979: presto sarei diventato un discreto apneista, buon conoscitore delle abitudini dei pesci del Mediterraneo.

Fu l’autorespiratore ad aria che a vent’anni mi cambiò ulteriormente la vita, dandomi la possibilità di scoprire ancora nuove cose.
L’acquaticità degli anni dell’apnea mi aveva formato per affrontare questo nuovo passo e passai alle bombole senza fare alcun corso. Imparai tutto da autodidatta e apprezzai non poco le nuove opportunità che adesso mi si presentavano.

Respirare sott’acqua: che cosa straordinaria! Non credevo potesse essere così avvincente…  L’amore per il mare cresceva ogni giorno di più e la mia vita andava cambiando significato per sempre.

Da buon disegnatore ed appassionato fotografo, pensai di provare a fotografare anche sott’acqua; fu così che, nel 1984, arrivò la mia prima fotocamera anfibia, una Nikonos IV.

 

Qualche tempo dopo, non contento di scattare a luce ambiente me entusiasta della cosa, acquistai un flash elettronico. Non appena sviluppai le prime immagini e ne osservai i colori, l’entusiasmo crebbe alle stelle. Da allora non ho mai smesso di fotografare sott’acqua.
Oggi non so più quante “mila” foto ho in archivio, quante volte ho premuto il pulsante di scatto di una fotocamera, quante attrezzature ho usato e distrutto, quante ore di mare ho sulle spalle, ma una cosa è certa: ogni volta che metto la testa sott’acqua sembra sempre la prima volta.

La passione non è mai scemata, il mio amore è sempre stato crescente e il mare, quello profondo dello Stretto soprattutto, non mi hai mai tradito e mai lo farà: ne sono certo.

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