Variante araba

 Giufà e il re

Tutti, nel regno, parlavano con ammirazione dell’intelligenza di Giufà.

- Sarà un uomo come tutti gli altri - pensò il re.

E gli venne il desiderio di canzonarlo. Lo fece chiamare e lo interrogò:
- Potresti trascorrere una notte d’inverno all’aperto e nudo?

- Potrei

- Ebbene: siamo in gennaio. Questa sera recati sul culmine della vicina montagna, spogliati, e così, esposto all’aria cruda, aspetta l’alba.

Giufà, per non smentirsi, affrontò la durissima prova. Fu miracolo, meschinello, che non morisse assiderato. Il giorno dopo si recò dal re.

- Ho trascorso la notte all’addiaccio, nudo. Posso vantarmi della mia resistenza.

- Non hai visto nessun fuoco, nessuna fiamma?

- Nessun fuoco, nessuna fiamma. Solo, lontanissimo, un piccolo lume.

- Ma il lume ti ha riscaldato. Smetti, dunque, l’aria di eroe.

Giufà se ne andò dalla reggia con la bocca amara. Ma pensava alla rivincita. E siccome idee brillanti non gli mancavano, era certo di potere, presto o tardi, restituire pane per focaccia.

Un giorno, si era nella stagione estiva, invitò il re e il suo ministro a far, con lui, una gita nel bosco. Accompagnò i due personaggi in una placida radura e, avendo portato molte pentole e un sacco di viveri, si accinse a preparar il pranzo. Legò poi le pentole, in cui erano state disposte le vivande da cuocere, sopra gli alti rami di una gran quercia e accese il fuoco ai piedi dell’albero.

Passò il tempo e, benché il re e il ministro, concordi nell’appetito, aspettassero qualche cosa da mettere sotto ai denti, Giufà non si decideva a servire il pranzo.

I due, ormai, erano impazientissimi.
- Amico
, – gridò il re – non vorrai mica farci morir di fame.

- Neanche per sogno. Ma il fuoco, bisbetico, si rifiuta di cuocere i cibi.

- E com’è possibile?

Il monarca e il ministro si recarono nel luogo in cui Giufà si dava un gran da fare.
- Ma dove sono le pentole?
– chiesero.

- Lassù – disse il furbone, additando la chioma della quercia.

- E pretenderesti di cuocere cosi le vivande?

- Se un piccolo lume, distante parecchi chilometri da me, ebbe, nella gelida notte invernale, il potere di riscaldarmi, non capisco come non si cuociano questi cibi che non distano dalla fiamma più di due metri.

Il re scoppiò in una risata cordiale.
- Si vede
– disse a Giufà – che non vuoi debiti. In ogni modo, ora, l'importante e di prepararci un pranzetto.

Il re e il ministro s’improvvisarono sottocuochi e di lì a poco i tre uomini mangiavano allegramente.

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