Cola PesceColapisci: l'uomo che diventa pesce per necessità o per sceltaI ricordi di Colapesce: Fatti e leggende di mare

Racconto danese

Il Re che venne dal mare

Stretto di Messina - Itala Marina km 18 - Alberto Biondi 2004

La Danimarca era già da lungo tempo senza un capo e perciò nessuno vi rispettava le leggi: i forti vivevano di rapine a danno dei deboli, e i poveri erano maltrattati e tenuti come schiavi. Un giorno gli abitanti della riva videro avanzare sul mare un vascello con la vela scarlatta e con ghirlande di Gori intorno ai bordi tutti scintillanti d’oro e di pietre preziose. Il vascello si arenò sulla spiaggia, ma nessun marinaio ne discese, e la vela si piegò da sola. Allora dai villaggi costieri accorsero i pescatori a contemplare il misterioso naviglio, ma non osarono avvicinarglisi.

Il giorno dopo arrivarono i contadini dei dintorni ai quali era giunta la notizia dell’arrivo del veliero e si affollarono anch’essi sulla spiaggia, guardandolo, pieni di inquietudine. Il terzo giorno infine giunsero i forti guerrieri del paese, i quali brandendo le loro armi formidabili scalarono il parapetto del vascello sconosciuto e salirono sul ponte mandando grida di guerra.
Qui trovarono, addormentato su un tappeto, un bambino: una corona d’oro era sospesa sulla sua testa, e intorno a lui erano ammucchiati oggetti preziosi d’ogni genere, che tutti insieme formavano un ricchissimo tesoro.
I guerrieri a quello spettacolo si fermarono stupefatti e compresero che gli Dei benigni avevano inviato quella nave in segno di pace e come un presagio di prosperità e di gloria. Si inginocchiarono, sollevarono con le loro rudi mani, diventate tremanti, il bambino, lo deposero su uno scudo e attraverso la moltitudine del popolo acclamante lo portarono fino al luogo del consiglio dove lo proclamarono Re di Danimarca, imponendogli il nome di Skiold, che nella lingua del paese voleva dire scudo. Skiold fu infatti il difensore del paese. Diventò famoso per la sua bontà e per la sua giustizia. Terribile contro il nemico, dolce verso i deboli e gli umili, generoso per i suoi fidi, era amato da tutti.

Gli anni così passarono veloci e portarono alla Danimarca pace e prosperità. Quando Skiold, diventato un bianco vegliardo, sentì prossima la sua fine, convocò i suoi guerrieri e disse loro:
- Amici, appena i miei occhi saranno chiusi per il sonno eterno, portate il mio corpo sul vascello nel quale sono venuto e affidatemi ai flutti. Io me ne andrò contento poiché ho compiuto la mia missione quaggiù.

Quando il Re fu morto, i suoi fidi gli posero la corona sulla testa, lo vestirono degli abiti più belli, gli cinsero la spada gloriosa e, issatolo su uno scudo, lo portarono attraverso una folla piangente verso il mare.
Qui giunti lo deposero sul ponte del vascello e allora ogni suddito venne a dare l'ultimo saluto all’amato sovrano portando ciò che aveva di più caro e di più prezioso.
Quando attorno al cadavere di Skiold fu ammassato un vero tesoro, dovuto alla riconoscenza del suo popolo per il quale tanto aveva fatto durante il suo regno, la vela scarlatta fu spiegata, il vascello fu rimesso in mare e le onde lo trasportarono via.
Nessuno seppe mai verso quali lidi esso navigasse e si disse che gli Dei che lo avevano mandato lo avevano richiamato a sé attraverso le nebbie dei mari ignoti.

Qualcuno afferma che il vascello navighi ancora

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