Cola PesceColapisci: l'uomo che diventa pesce per necessità o per sceltaI Ricordi di Cola: Fatti di Luna, miti e leggende della luna

Le ragazze della luna

Aspettando Cola - Galati marina - 1932

La madre dei cieli aveva due figlie capricciose e turbolente che mettevano lo scompiglio nel gran palazzo di nuvole. I rimproveri, le minacce, le promesse di bei premi erano inutili. Le ragazze ne pensavano una, ne facevano dieci.
La madre dei cieli fece costruire una barchetta d’argento e la offerse alle figlie.
-
Andatevene per la città aerea disse e comportatevi da personcine bene educate.

Il vento delle altitudini guidava la piccola barca di astro in astro. Le ragazze facevano il solletico alle stelle e le obbligavano a torcersi, a roteare, a ridere, ridere, ridere.
Il firmamento perdette il suo ordine, divenne un caotico trambusto.

Il Vecchio della Notte uscì, indignatissimo, dalla tenda di raso nero. E rimproverò le stelle, le stellucce lucenti che si torcevano, roteavano, ridevano.
- Che vi prende, o stolte? Perché offendete il tempio solenne del silenzio?

- Sono le due ragazze, ah, ah! Le due ragazze ci fanno il solletico: ih, ih. La barca d’argento che le porta è passata adesso. Guardala dunque: uh, uh, uh!

- Basta strepitò il vecchio. Basta, basta.

E si recò brontolando al palazzo delle nuvole, chiamò la madre dei cieli.
- Come puoi permettere che le tue figliuole facciano una simile gazzarra? Riducono il gran firmamento una piazza di fiera.

La madre dei cieli, mortificatissima per il rimprovero, andò a piangere dall’orafo Osmar, colui che aveva fatto la barca d’argento.
- Capita così e così. Quelle due figliuole hanno dentro un groviglio di serpi. In ogni luogo in cui appariscono suscitano disordini e guai senza fine.

- Chiudile nel battello che le porta.

- Un buon consiglio. Ma come si fa?

- Ci penso io.

Osmar rincorse la fulgida barca, la raggiunse e, sordo ai piagnistei delle ragazze, vi fece una specie di coperchio. La barca, cosi, apparve come un globo luminoso.
Dentro, le monelle, urlavano.

- Apri, apri.

Ma erano ormai prigioniere, prigioniere nella luna. Il firmamento ritornò tranquillo, e la madre dei cieli poté dedicarsi, senza affanni, alla sua gran famiglia. Qualche volta pensava alle monellucce prigioniere.
E si sentiva triste. Poi le vennero i rimorsi:

"Povere figlie, piangeranno. Che hanno fatto, in fondo, di male? Erano allegre, erano vivaci".

Ritornò da Osmar.
- Amico mio, non potresti, qualche volta, toglier il coperchio dalla barca d’argento? Vorrei che di quando in quando le ragazze respirassero aria buona, vedessero l’universo.

- Ma certo che posso.

L’orafo accontentò subito la madre dei cieli.
E la piccola barca apparve ancora snella e agile.
Le ragazze, dopo la lunga prigionia, non avevano più voglia di far chiasso.
Se ne stavano composte, una a poppa, una a prora, e ascoltavano, compiaciute, le parole che gli uomini, specie i poeti, pronunciavano laggiù, sopra la piccola Terra.

- Com’è bella la barca d’argento, com’è bella la luna nuova!

La madre dei cieli conosceva troppo bene le figlie per illudersi che tanta serietà potesse durare eterna. Così pregò l’orafo di rimettere il coperchio

- Non chiuderci implorarono le ragazze, quando videro Osrnar.

Osmar aveva cuore dolce, mise una sola, parte di coperchio. Le birichine furono contente, si ringalluzzirono e ricominciarono a far chiasso.

- Ahi, ahi. – si allarmò la madre dei cieli – le due monelle si risvegliano. Ci vuole un altro poco di prigionia.

E l’orafo ebbe l’incarico di mettere anche la seconda parte del coperchio.

Così riapparve il globo lucente della luna piena.

Riccio prateria - Capo Scaletta

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