Cola PesceColapisci: l'uomo che diventa pesce per necessità o per sceltaI Ricordi di Cola: Fatti di Luna, miti e leggende della luna

Il diavolo e la luna

Maria, Alberto, Matteo

Un tempo non esistevano né la luna, né le stelle, e le notti erano, perciò, terribilmente buie.
Il Diavolo approfittava delle tenebre per compiere le sue più nefande prodezze. Il dio Ilmarinen, indignatissimo per il contegno di Satana, pensò di combattere il buio notturno alleato del re infernale.
Costruì un grosso globo di vetro, lo ricoperse d’argento e vi mise dentro una lampada, poi lo portò nella casuccia di Dain, la maga delle altezze.
- O Dain, questa palla fulgida dovrà, ogni notte, rotolar per il cielo e dissipare l’incubo delle tenebre. Di giorno, la terra nascosta nella tua cassapanca di abete.

- Ubbidirò, gran padre Ilmarinen – rispose Dain, la maga delle altezze.

Il Dio, contento dell’opera propria, creò anche le stelle: tonde, di vetro argentato, con piccoli lumi dentro, e anche queste affidò alla maga delle altezze. Il Diavolo, la prima notte in cui vide risplendere le lanterne del cielo, andò in collera.
Se la prese con la luna, che più delle altre piccole luminose sorelle metteva impegno a illuminare la terra.
- Che fai costì, o sciocca, o melensa? Pensi che i gufi abbiano bisogno del tuo aiuto per leggere l’abbecedario, o temi che il buio terrorizzi le marmotte? Vai a dormire. Sei pallida come una palla di strutto, si capisce che caschi dal sonno.

La luna, neanche a dirlo, continuò a sfolgorare in alto.

"Bisogna" pensò il Diavolo "tingere di nero quel faccione imperturbabile".

Colmò una secchia di pece, costruì una scala lunghissima e poi chiamò un demonietto.
- Prendi questa secchia, eccoti anche un pennello. Monta sopra la scala che, come vedi, io reggo saldamente, e vai ad annerire il volto di madama Luna.

Scaletta Zanclea - Foto Alberto Biondi

Il demonietto, felicissimo dell’incarico, ubbidì con prontezza. Ma, quando giunse al sommo della scala, messer Belzebù, con un fragoroso starnuto, compromise in modo irreparabile l’equilibrio del demonietto fedele, ed egli cadde a terra col secchio. La pece si rovesciò tutta addosso a Satana, che da quel giorno diventò nero come i suoi peccatacci. Tuttavia il manigoldo non si arrese. Colmò di pece un nuovo secchio e diede a un’altro piccolo demonio l’incarico di salir la scala e di tingere la luna. Ma Ilmarinen, che dormiva con un occhio solo nel bosco, si svegliò proprio quando il servitorello del Diavolo incominciava a spennellare di pece la lampada dei cieli.

Il Dio, indignatissimo, punì il demonietto, ordinandogli di restar eternamente nella luna col suo secchio e col suo pennello, e castigò Satana a vivere per sempre nelle tenebre del sottosuolo. Il piccolo diavolo, prepotente e testardo, trascorre il tempo tingendo la povera luna.

La luna, di quando in quando, si lava, tuffandosi nelle onde del mare; non riesce tuttavia a pulirsi bene, e il suo faccione perciò è cosparso di macchie nere.

 

Fiaba Estone

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