Cola PesceColapisci: l'uomo che diventa pesce per necessità o per sceltaI ricordi di Cola: Fatti leggendari

Aretusa e Alfeo

Aretusa e Alfeo - Scultura di Gianfranco Bevilacqua
Galleria Roma

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Lui cacciatore (Alfeo), lei ninfa: Aretusa, la più bella, fra quante Diana solesse condurre seco alla caccia, e la più abile nell'arte di tender le reti.
Tornava, ella, un giorno, al calare del sole, da una battuta appunto, d'ogni. altra più ardua e gravosa, contro i mostri rapaci delle Paludi stinfalie, ai pie' di Cillène, l'eccelsa montagna d'Arcadia, madre di gente pugnace. Era stanca ed arsa, nè alito spirava che temperasse i calori della grande estate nell'aria sitibonda.

Un lieve sussurro d'acque correnti la invitò a sostare in ascolto: non s'era ingannata. Un limpido fiume scorreva lì presso, tra vellutate sponde selvose. Staccatasi dalle compagne, volle prendervi un bagno e, scivolata che fu tra le onde trasparenti, se ne lasciò lambire ed avvolgere le belle membra tornite, sfavillando di sottile piacere nei begli occhi socchiusi, che ridevano al cielo dal capo leggiadro abbandonato sul fiore dell'acqua.

Così la scorse Alfeo e, avvicinatosi cauto tentò ghermirla come già aveva fatto Plutone con la vaga figliuola di Cerere, Proserpina siciliana. Ma l'udì Aretusa, trasalendo, e atterrita fuggì come cerva inseguita. Per monti e per valli corse, la meschina, senza ascoltare le ardenti preghiere di lui, che, incalzandola, già era per prenderla allorchè Diana a cui Aretusa si era consacrata con decisa rinunzia all'amore, la sottrasse all'inseguimento trasportandola a Ortigia, mutata in limpida fonte.

AIfeo pianse lacrime ardenti di folle dolore e Venere, degli amanti patrona, pietosa lo volle soccorrere. Un fiume fece di lui, ricco d'acqua e di forza impetuosa, come l'amore che, per la bella Aretusa, egli nutriva nel seno.
Lungo vie sotterranee, non visto, e per gli abissi profondi del mare, lo spinse affettuosa fino a quando, della fonte di Ortigia, egli stesso udito non ebbe il dolcissimo canto.
Aretusa effondeva così la sua pena di vivere sola e, allorché l'onde di Alfeo, sussurrandole amore, nel suo lucente cristallo, palpitò, conobbe il sapore della gioia senza fine.
Queste meravigliose leggende sembrano esser narrate, più che dalla tradizioni,. dalla stessa natura dei luoghi incantevoli dove il mormorio delle acque pare sia una continua canzone d'amore appassionata.

Poeti greci e latini cantarono queste leggende popolari rivestendole di una meravigliosa forma che le ha preservate dal tempo.

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