Cola PesceColapisci: l'uomo che diventa pesce per necessità o per sceltaI ricordi di Cola: Fatti leggendari

Alfeo e Aretusa

Aretusa

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A contatto con l'acqua, sentì per la pelle un fremito strano, dei brividi freschi che come carezze le davano ai sensi ristoro e sollievo. E mentre sguazzava felice ed ignara, le parve sentire una voce assai lieve salire dal fondo del lago e parlarle:
- Perché ti agiti così, o Aretusa? Perché ti contorci nell'acque affidate ad Alfeo? Sei bella, Aretusa, e il tuo corpo è morbido e flessuoso!...

Alfeo e Aretusa - Bronzo di Gianfranco BevilacquaAlfeo era un giovane pastore del luogo al quale gli dei avevano affidato la cura e la custodia di quella sorgente.
Aretusa, sentendo la voce, uscì spaventata dall'acqua e il suo primo pensiero fu quello di andare a raggiungere i propri vestiti. Ma Alfeo, come sparviero che insegue sparuta colomba, si mise a inseguirla, cercando di prenderla.

La pudica fanciulla, smarrita e tremante, fuggiva veloce e i suoi piccoli piedi, urtando i ciottoli e i pruni spinosi, finirono per straziarsi e sanguinare. Tuttavia correva come il vento soffrendo e sperando di riuscire a sfuggire a quel falco implacabile che in certi momenti pareva che stesse per allungare le mani e afferrarla. Senza fermarsi Aretusa percorse quel bosco ma Alfeo, più forte di lei, man mano accorciava le distanze, pronto a ghermirla.
I due corsero così per tutto il giorno, fino a notte inoltrata. Quando apparve la luna, Aretusa, stanca ed affranta, si volse ad Artemide che già pensierosa guardava dal cielo.
- O dea splendente, che spesso mi desti le frecce con l'arco e il turcasso perché li serbassi, non mi abbandonare! Salvami da questo rapace sparviero che sta per raggiungermi...

Artemide, dall'alto del cielo, assentì. E aderendo a quella preghiera le mandò in soccorso una nuvola densa che in sé l'accolse e la nascose.
Alfeo, che la vide sparire all'istante, cominciò ad invocarla:
- Aretusa, Aretusa! Mio amore diletto, dove ti celi? Perché mi respingi? Non vedi con quanta passione t'invoca il mio cuore?

(...)

La ninfa, temendo d'essere presa, non osava fiatare. Dalla sua fronte colavano stille di abbondante sudore. Ma non per il caldo o la corsa, bensì per il timore di essere presa.
Alfeo le girava d'attorno tastando ogni cosa, ma senza trovarla, e scrutava dietro ad ogni pianta come fa il lupo quando cerca la preda, o come fa un cane che punta la lepre.
Aretusa, con il cuore in tumulto, cercava di acquattarsi alla meglio e intanto continuava a disciogliersi in copioso sudore che ora abbondante le usciva dal corpo.

(...)

Ai suoi piedi si era ormai formata una pozza crescente di acqua sorgiva e lei continuava a disciogliersi in essa come neve che luccica al sole, mutando la forma e il sembiante in limpida fonte. Artemide commossa le aprì la terra e Aretusa, per sfuggire ad Alfeo, in quella fessura s'immerse e scomparve. Viaggiando per buie caverne sommerse dal mare, dall'Elide venne in Ortigia, la bella isoletta che sta in Siracusa. E in essa, come fonte, tornò a vedere la luce del sole.
Alfeo, intanto, disperato per quella improvvisa scomparsa, reso furente d'amore, s'aggirava piangendo nei pressi, sempre invocando l'amata Aretusa. Dai suoi occhi scendevano lacrime amare e il suo giovane cuore quasi moriva di disperazione. E gli dei s'impietosirono anche di lui.
- Vuoi tu, o Alfeo, congiungerti alla ninfa Aretusa? - gli domandarono premurosi.

- Sì - rispose il pastore - Lo voglio!

- Vuoi tu diventare com'essa una limpida essenza di acqua fuggente?

- Sì! - rispose ancora il pastore - Lo voglio, lo voglio!...

E allora i figli del cielo lo cambiarono in fiume perché potesse andare a mischiare le sue acque con quelle della ninfa Aretusa, fonte sorgente in Ortigia di Siracusa.
Fu il compimento di un amore che in terra non era stato possibile fare sbocciare.
E Alfeo divenne un gran fiume. Sprofondando sotto terra, egli incanalò le sue acque sotto il fondo del mare, e dopo lungo vagare venne a sgorgare nel Porto Grande di Siracusa, nei pressi della fonte Aretusa, formando con lei una limpida fonte d'acqua sorgiva che i locali ora chiamano
"l'occhio della Zillica". Ma, in verità, questo fonte altro non è che l'ardente Alfeo, tramutatosi in fiume per amore di Aretusa.
(...)

 

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Miti e leggende di Sicilia
Salvino Greco
Dario Flaccovio Editore

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