Prologo
Il saggio paguro aveva un nodo alla gola quando ebbe finito di leggere questa struggente storia alla sua piccola Sirenetta, si perché aveva imparato ad amare quella straordinaria creatura di pietra che aveva lo strano potere di fargli pervenire messaggi col solo potere del suo pensiero.
E lui, che aveva lo straordinario potere di saper ascoltare le voci invisibili e inudibili comprese che tra loro si era stabilito un contatto elettivo mai sperimentato prima di allora.
Aveva quasi paura, adesso, di non avere più ragione di esserle accanto, di esserle d’aiuto: non aveva più storie da leggerle. Non aveva più emozioni da trasmetterle. Sentiva, ad un tratto, di non essere più utile neppure a sé stesso, perché d’improvviso la sua vita sembrava non avere più scopo.
E’ solo quando si ama che vale la pena di vivere" pensava intanto il vecchio paguro, triste fino alla morte.

Il tuo dolore nevica gemme di gelo sul mio cuore pensò ad un tratto la Sirenetta, non certamente consapevole che il suo pensiero avrebbe raggiunto il radar del cuore del vecchio paguro.
Quale meraviglia, invece!
Quel messaggio risuonò in tutto il piccolo essere del suo amico e lo inondò di uno strano sentimento di riconoscenza.
Un sentimento che non sapeva decifrare, né connotare esattamente, in quanto egli non era stato creato per percepire sentimenti, ma di vivere una breve esistenza nel grande alveo marino.
Sconosciuta era, al vecchio paguro, quanto fosse ampia o breve la parabola della sua vita. Sapeva soltanto di amare d’amore infinito la sua piccola Sirena di pietra

La Sirenetta e il Gabbiano Jonathan (2)

La Sirena  (foto di Nicola Lapalombella)

Quel giorno un vento di scirocco faceva sentire le membra di Sirenetta pesanti e pungenti come se si fossero sollevate tutte le spine dei fichidindia dalla vicina Sicilia e come tanti spilli di sartoria le si fossero conficcate sulle membra.
Era una Domenica apparentemente tranquilla, quando, all’improvviso, Sirenetta sentì un grande tremito sconvolgere il fondo del mare. Onde circolari provenienti da un mare a lei sconosciuto si allargavano e la raggiungevano, la ghermivano e la impaurivano terribilmente. Tutta la popolazione marina fu presa da un grande spavento. Sirenetta non aveva mai, fino ad allora, sentito nulla di simile. Si, una volta il suo amico paguro, le aveva parlato di uno tsunami lontano, che aveva sotterrato interi villaggi abitati da uomini felici, ma Sirenetta allora, non provò nessun sentimento di pietà per quegli esseri umani. Troppo lontani da lei e dal suo tranquillo mare. Quelle strane onde sussultorie stavano quasi scardinando il suo sito scoglioso, il mare tremava fortemente e fu allora che ebbe a rimpiangere il mancato conforto che avrebbe potuto darle la presenza di un vero amico. Pensava, l’impaurita Sirenetta, a tutte quelle creature che, in quel preciso momento, si trovavano immerse nel mare.

Chissà, poteva esserci un Uomo-Pesce, che come lei era condannato, per scelta o per necessità, ad abitare eternamente il mare senza mai più risalire a riva… Un uomo pesce… doveva essere davvero disperata la povera sirenetta se nella sua testolina si affacciava un’idea così stravagante e impossibile.

Sentiva d’improvviso, come se tutte le solitudini del mondo le si fossero rovesciate addosso, attaccate alle sue membra di pietra, e lei, immobile, non poteva scrollarsele, a causa della sua staticità.
Fu nel momento più doloroso della sua riflessione, che Sirenetta udì un delicato frullare d’ali, era una melodia alle sue orecchie avvezze ai rumori ordinari di un traffico ordinario e giornaliero.

Ripetutamente sentì questa melodia capace di smuovere l’aria circostante e di farle dimenticare lo spavento provato quella mattina.

Il volo di un gabbiano, bianco come un fiocco di neve, catturò tutta la sua attenzione.
Nello specchio d’acqua a lei circostante si proiettò l’ombra di un gabbiano, grande e forte, che si accostò a Sirenetta con fare amichevole.
Stranamente sentiva che quella creatura del mare e del cielo avrebbe potuto infrangere la cortina di solitudine che l’avvolgeva e la separava dalla vita. Avrebbe potuto parlare con lui del ritmo delle primavere, dei rossori dell'estate, dei tamburi degli autunni e del gelo tattile dell'inverno.
Pensava e, stranamente, pensava in termini di poesia!

Portami a volare con te oltre la luna
oltre il sogno, oltre questo grigiore
che opprime e mi falsa i connotati,
fino a ieri così scanditi dal pendolo monotono
del tempo.

Portami a volare con te
oltre l'azzurro, sulle tue poderose ali;
portami a sorvolare montagne innevate,
a solcare cieli senza confini, oltre le nubi,
oltre il sogno.

Portami a volare con te,
leggiadro amico, plana dolcemente
fino a me:
ch'io possa cavalcare oltre le stelle,
sentirmi parte anch'io
dell'infinito.


Si preannunciava davvero un’amicizia importante tra Sirenetta ed il Gabbiano.
Lei non lo sapeva ancora ma quel gabbiano era un gabbiano “speciale” ed aveva un nome: Jonathan il poeta...
 

Continua con "La Scuola di Jonathan"

Anna Marinelli


Tutti i diritti di testi e immagini sono riservati agli autori originari dei documenti. - 21.2.2006

 

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