L’influenza dei pennuti  (5)

Foto Nicola Lapalombella

L’attività della palestra di Jonathan stava andando a gonfie vele, ovvero a gonfie piume, ogni giorno numerosi giovani gabbiani partecipavano ai vari esercizi previsti dal programma e si andava diffondendo per tutta la marina, la fama del bravo allenatore che faceva trascorrere ore liete ai volatili a rischio depressione.
Lui, Jonathan, sentiva una sottile soddisfazione riempirgli il cuore. Si adoperava in tutti i modi per far divertire lavorando, amava allietare gli esercizi con della buona musica che metteva in sottofondo e che si diffondeva quasi in stereofonia in tutto lo specchio d’acqua adibito a palestra. La musica produceva effetti benefici sui suoi allievi, li rasserenava, li stimolava, infondeva loro ritmo e sentimento.
Anche Sirenetta amava sentire quella musica. Non potendo partecipare agli esercizi di Aerobica, di Step, di Total body, si poneva in attesa trepidante di poter ascoltare quelle musiche, poiché erano diverse per ogni tipo di esercizio.

Sirenetta amava la musica. Amava ogni espressione d’arte. Avrebbe dipinto, se non fosse stata di pietra. Avrebbe cantato, se non fosse stata di pietra. Avrebbe danzato, avrebbe scritto poesie, avrebbe raccontato storie d’amore, se non fosse stata di pietra.
Sirenetta custodiva nel suo cuore di pietra tutti questi rimpianti, ma li sublimava con l’accettazione del suo essere un Essere Inanimato.
Accettava la sofferenza che le procuravano tutte queste privazioni e si accontentava di ciò che poteva captare con la sua sensibilità.

La Domenica era il giorno da lei tanto atteso. In verità non era atteso solo da lei, ma da tutti i gabbiani abitatori della vecchia marina. La Domenica si VOLAVA!
Era, infatti, nel DNA dei gabbiani questo irrefrenabile anelito al VOLO.
Erano creature nate per volare. Ma, le difficoltà della vita e della sopravvivenza avevano fatto dimenticare loro la ragione per cui il Creatore li aveva dotati di ali.
L’istruttore Jonathan, per gli esercizi di volo, amava mettere un sottofondo molto amato dalla Sirenetta. Era un sirtaki, intitolato “Zorba Dance”
La musica si snodava in un crescendo straordinario e su questa base musicale gli allievi gabbiani dovevano misurare l’ampiezza alare, l’elevazione graduale verso l’alto, tenendo d’occhio i parametri di altezza precedentemente fissati dal loro istruttore.

Gli esercizi di volo domenicali, richiamavano nella vecchia marina un numero sempre crescente di turisti. Era un vero spettacolo vedere quei giovani volatili eseguire quella meravigliosa coreografia.
Lo scenario era suggestivo. Lo specchio d’acqua era quasi sempre limpido e azzurrissimo. Non poteva esserci “palcoscenico” più adatto per le lezioni domenicali di volo. I giovani gabbiani non si rendevano conto che essi offrivano uno spettacolo di straordinaria bellezza ai sempre meno distratti passanti.
Ma avvenne che un brutto giorno molti gabbiani e gabbianelle non si presentarono agli esercizi del lunedì. “Va bene, - pensò Jonathan - hanno fatto le ore piccole ieri sera. Aspetterò domani, prima di allarmarmi
Ma l’indomani si presentarono solo quattro gabbiani, un po’ acciaccati, avevano l’influenza…
Jonathan non lo sapeva ancora, ma una terribile “Pandemia” stava per abbattersi in tutto l’universo dei pennuti; anche in quello della vecchia marina.

Foto Anna Marinelli

Il vecchio Jonathan attese ancora qualche giorno che tutti gli assenti ingiustificati ai suoi corsi di ginnastica si presentassero puntualmente, ma dovette ben presto rassegnarsi all’inevitabile. Oppresso da un grave presagio notò, che da qualche giorno, si andavano formando capannelli di uomini e pennuti i quali, ciascuno nel proprio idioma, discutevano animatamente.
I telegiornali delle televisioni locali in quei giorni trasmettevano, a reti unificate, sempre lo stesso programma: La morte del cigno reale.
I cigni reali erano una razza di cigni bellissimi. Dotati di un manto bianchissimo, avevano come segno di riconoscimento, una nera mascherina sugli occhi, che li dotava di un grande fascino agli occhi dei pennuti meno “nobili”
Passavano dalla città di Sirenetta enormi stormi di uccelli migratori. Questi straordinari uccelli seguivano delle vere e proprie rotte tracciate dai loro antenati e poi seguite fedelmente da milioni di altre generazioni di pennuti. Il loro passaggio aveva dello spettacolare. L’intero stormo formava una nuvola compatta che si muoveva ad una velocità superiore a quella delle nuvole che precedono la tempesta.

Lo stormo di questi uccelli somiglia ad un’enorme nuvola viaggiante.
Viaggiano con il becco aperto per non trovarsi impreparati ad uno spuntino improvviso, pronti a catturare moscerini e altri bocconcini che si potrebbero trovare a transitare sulla loro rotta. Volano seguendo la traiettoria di un Leader, un uccello capogruppo che si pone alla testa dello stormo e imprime ai suoi seguaci la forma di un deltaplano vivente.
I migratori sono Uccelli in cerca di terre e di sole e di acque nella perenne ricerca della stagione della felicità. Attraversando diverse latitudini e sfidando i mille pericoli della trasvolata, incuranti delle correnti avverse, volano, volano avendo nel loro piccolo cervello un solo pensiero dominante: giungere alle terre del sole, alle calde terre d’Italia, della Tunisia, ai caldi e pescosi mari del Sud.

Anna Marinelli


Tutti i diritti di testi e immagini sono riservati agli autori originari dei documenti. - 21.2.2006

 

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