La leggenda di Colapesce

Scultura dell'uomo pesce di Kasper

Nicola lui si chiamava, ed era l'ultimo dei tanti figli di una famiglia di Messina che abitava in una capanna in riva al mare.

Divenuto grande divenne veloce e forte e, avendo coltivato la passione del blu marino e dell'acqua era solito ad immergersi per un tempo lunghissimo, tanto che persino lui si sorprendeva fortemente delle sue qualità.
Soleva raccontare tutto ciò che vedeva nelle profondità marine alla madre, la quale, con un po' di preoccupazione, ascoltava i racconti del prodigioso figlio.
Nicola raccontava delle grotte e delle rovine che il mare ricopriva, dei meravigliosi palazzi che riusciva a vedere...

Il mare era il suo amore, e ovviamente era molto affezionato alle creature marine, soprattutto i pesci a cui voleva molto bene e gli doleva il cuore vedere i pescherecci e le piccole barche che con le reti raccoglievano centinaia di pesci ogni giorno e, pertanto, in quella famiglia di pescatori in cui era venuto a trovarsi, non faceva nessun lavoro utile per portare a casa del denaro o del cibo.

- Cola!! Il tuo babbo e i tuoi fratelli faticano ogni giorno per sfamare la famiglia, e tu??? Tu ogni volta che tuo padre porta a casa del pesce lo ributti a mare. Nicola, è un peccato mortale sprecare il pesce. Se non cambi, spero che tu possa diventare un pesce!
Così disse una volta la madre di Cola. E si sa che a volte i miracoli,  positivi o negativi che siano, a volte accadono, e questa volta la famiglia di Cola ne fu colpita in pieno, quasi come un fulmine  che colpisce un albero in una piana desolata.

Cola, in quel tempo cominciò ad interessarsi del mare più del solito, e non si accontentava della solita nuotata in mare, si allontanava anche per giorni da casa sua, diventando sempre di più un tutt'uno con il mare.
Da esso a volte portava tesori e gemme preziose che accrebbero la sua fama, tanto che quando a Messina si presentò l'imperatore Filippo, volle conoscere il nuotatore dello Stretto.
Egli si trovava in mare aperto , quando Cola potè esser ricevuto:
- Ragazzo voglio testare la tua bravora! - disse Filippo -  Ora butterò in Mare questa coppa , Tu andrai a riprenderla!!!

- Signore!!! Sarà un gioco da ragazzi!!! Vado e torno!!!
Così disse Nicola, e si gettò in mare con un tuffo sorprendente.
Di li a poco, Cola tornò con la coppa e l'imperatore, con grande stupore di averlo rivisto, gli chiese di stare con lui.

Un giorno Filippo, chiese al suo nuovo amico di vedere per conto suo dove poggiasse la Sicilia e Cola Si gettò in mare a vedere dove poggiasse la sua stupenda isola.
Una volta riemerso disse:
Maestà
, – disse – La nostra isola poggia su tre colonne!! Due sono in buonissimo stato ma l'altra si stà sgretolando per colpa del fuoco, tra Catania e Messina.

L'imperatore chiese come fosse quel fuoco e di portarlo in superficie, per vederlo con i propri occhi.
Cola rispose di non poter portare ciò che brucia e consuma con le proprie mani; ma Filippo si senti preso in giro e minacciò bruttissime torture:
- Confessalo, Cola, tu hai paura!!

- AH!!  Vi porterò anche le fiamme che tutto corrodono!! Prima o poi tutti si muore.  Se vedrete in superficie una chiazza di sangue, vuol dire che non tornerò mai più!!

Saltò senza curarsi delle conseguenze, intanto che il re guardava la superficie liscia del mare, leggermente preoccupato.
Dopo una lunga attesa, si vide apparire una chiazza di rosso sangue......

Cola era sceso nel fondale; dove ribolle l'acqua e dove non v'è vita: 
Cosa successe in quel luogo?? Nessuno lo sa, non tornò mai in superficie.
Alcuni dicono che Cola sia ancora vivo, che sia rimasto nelle profondità marine, perché si era accorto che la terza colonna su cui poggia la Sicilia stava per ridursi in cenere e si fermò a sorreggere la sua adorata isola, così come la sostiene tuttora.

 

Rivisitazione a cura di
Roberto e Monica

 
 

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