Clara Barbara Monocorda, scrittrice

Cola  Pesce

Sulla facciata di un palazzo di via Mezzocannone, all'altezza del primo piano, c'è un antico bassorilievo che rappresenta un uomo con un lungo pugnale nella mano destra.

Da molti secoli per i napoletani quella è l'immagine di Cola Pesce, o Niccolò Pesce, il personaggio leggendario del quale hanno narrato le imprese molti scrittori e poeti fin dal Medioevo.

 

Da bambino e poi da ragazzo, Cola stava sempre in mare. Instancabile nel nuoto e abile sommozzatore, restava in acqua per giorni interi, anche durante le tempeste, pescando e raccogliendo ostriche e coralli; nessuno più di lui conosceva il mare e i suoi mutevoli umori e nessuno meno di lui lo temeva.
Farlo uscire dall'acqua era un'impresa disperata, tanto che una volta sua madre, dopo averlo chiamato a lungo, esasperata gli gridò:
- Che tu possa diventare un pesce!

L'augurio si avverò e il ragazzo si trasformò davvero in un mezzo pesce: si accorse che poteva restare per giorni sott'acqua senza bisogno di risalire a galla per respirare.

- Cola! - gridavano dalla spiaggia la madre disperata e gli amici - Cola, torna a riva!

Ma Cola non rispondeva e si lasciava trascinare dalle onde sempre più lontano.

da Partenope magica, miti e leggende della Napoli anticaNon tornò più a casa e i suoi compagni di giochi divennero le foche e i delfini che popolavano il Golfo di Napoli.
Le Sirene dalla voce melodiosa e dalla coda d'argento e i Tritoni che soffiano nelle loro conchiglie ritorte lo accolsero tra loro e le Nereidi, le ninfe marine, gli permisero di visitarle nelle profonde grotte dove vivevano.
Ma Cola era anche un esploratore e la sua curiosità lo spingeva sempre più lontano. Per viaggiare rapidamente si faceva inghiottire da un grosso pesce e, arrivato dove voleva, gli apriva la pancia con il lungo coltello che aveva sempre con sé e se ne andava libero a esplorare i nuovi mari.
A volte la nostalgia degli uomini lo faceva accostare a un barca di pescatori o a una nave e salire a bordo per raccontare ai marinai i segreti della navigazione e per aiutarli se erano in difficoltà. Li avvertiva se era in arrivo una tempesta e regalava loro le cose antiche e i rami di corallo che aveva trovato sui fondali. I naviganti gli attribuivano straordinarie conoscenze e addirittura l'invenzione della bussola e delle carte nautiche.

La fama dell'uomo pesce si sparse rapidamente
Dovunque venisse avvistato la gente correva sulla spiaggia per vederlo e ascoltare da lui le meraviglie del mare.

E Cola raccontava delle voragini gelide e buie sotto la calma superficie delle acque, dove si muovevano creature luminose che avevano le loro tane negli antichi vascelli affondati; parlava dei pesci colorati e dei mostri marini che abitavano le caverne sommerse, dei verdi prati di alghe e degli anemoni che ondeggiavano dolcemente nella corrente.

Anche il re seppe di Cola e, incuriosito da questo suo strano suddito, ordinò di condurlo alla reggia. - Maestà - gli fu risposto - l'uomo pesce non esce mai dall'acqua, per parlargli bisogna scendere sulla spiaggia.

Il re dovette scendere in riva al mare. Seduto sotto un baldacchino di velluto rosso che lo riparava dal sole, circondato dai cortigiani che scrutavano l'orizzonte e, a rispettosa distanza, dal popolo, aspettò che il ragazzo emergesse e con lo scettro gli fece cenno di accostarsi. Quando lo ebbe a portata di voce:
- Cola - gli disse senza tanti preamboli - va' e dimmi quali ricchezze nasconde il mare.

Colapesce da Partenope magicaL'uomo pesce nuotò a lungo e, dove l'acqua era più profonda e più forti le correnti, esplorò gli abissi marini. 
Poi tornò verso la spiaggia e riferì al sovrano: il fondo era pieno di tesori.
C'erano foreste di rosso corallo e perle di straordinaria grandezza, e velieri affondati con i loro carichi di armi e di gioielli, e navi ancora più antiche con statue di bronzo e di marmo di meravigliosa fattura, più belle di quelle del palazzo reale.
Allora il re gli ordinò di esplorare le misteriose grotte che si trovano sotto Castel dell'Ovo.
Cola si immerse e ritornò a riva con le mani piene delle gemme che vi aveva trovato.
-Voglio sapere - gli disse un'altra volta il sovrano - perché la Sicilia è scossa da tanti terremoti. Fra sette giorni tornerai qui e mi dirai su cosa si regge.

Cola si calò lungo le pareti rocciose e fece il giro dell'isola esaminandone le basi: era poggiata, riferì, su tre enormi colonne, una delle quali era spezzata. Tutte queste notizie e queste scoperte non facevano che accrescere la curiosità del re, che decise di vedere fin dove potevano arrivare le capacità di quell'essere straordinario.

- Uomo pesce - gli domandò un giorno - è vero che i I mare è i I tuo regno?

- Così dicono, Maestà, ma io prima di tutto sono un vostro suddito.

- Bene - assenti il sovrano soddisfatto - farò scagliare una palla di cannone dal Faro di Messina e tu me la riporterai.

A quell'ordine Cola si sgomentò. Bisognava immergersi nelle profondità tempestose e inesplorate dello stretto, abitate da mostri che fin dai tempi più antichi avevano ingoiato navi e marinai.
- Maestà - disse - io mi perderò, io non tornerò più ma, se così volete, farò la prova.

Il re insistette. Il ragazzo si tuffò subito dietro la palla che affondava velocemente, la raggiunse e l'afferrò, ma improvvisamente si sentì precipitare. Dalla sabbia dove era caduto Cola guardò in alto. Su di lui si stendeva, molti metri più sopra, il mare, una lastra di cristallo increspato.
Era in uno spazio vuoto e privo di vita, senza acqua. Sul fondale bianco, nella luce azzurra che filtrava a stento dall'alto, si riflettevano le piccole onde e si muovevano le ombre dei pesci che nuotavano lassù: era impossibile darsi la spinta e risalire.
Vagò a lungo alla ricerca di acqua nella quale tuffarsi per raggiungere la superficie, ma non la trovò.

Né i suoi compagni, le Sirene, i Tritoni e le altre creature del mare, potevano aiutarlo, perché si tenevano lontani da quel pericoloso abisso.
La leggenda dice che Cola restò per sempre nella sua prigione sotto il mare, ma non deve essere stato così se, ancora secoli dopo, marinai e pescatori del Mar Tirreno e delle coste della Spagna affermarono di averlo visto accostarsi alle loro imbarcazioni per consigliarli e aiutarli.

 

Clara Barnara Monocorda
Partenope Magica, miti e leggende della Napoli antica
ed. L'Isola dei ragazzi

 

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