www.colapisci.itL'uomo che diventa pesce per necessità o per scelta

Del dolore antico

Un dolore violento e viscerale mi prende  e, senza dare spazio all'attesa, mi strugge le notti e i giorni.

Mi pervade, despota assoluto di ogni minuto,  i reconditi  angoli del corpo e allontana in altri mondi indifferenti  le ombre, che vagavano indefinite nella mia grande e protetta solitudine. 
Dolore
che spezza i  sospiri  nel petto e che, senza darmi lamento, si impossessa delle mie mani che diventano capaci solo di cullare il sogno di accarezzarti, per il resto sono tremanti e inopportune spie del mio folle amore senza ragione... 

E' il dolore del tempo non vissuto con te, delle speranze incerte che sospendono nell'acqua  trasparenze amate, delicati sensi, fremiti irrequieti. 
Da sempre lo ho aspettato, pensando che forse mai sarebbe giunto, ma, sono sicuro, adesso è arrivato e senza il dilemma dell'esistenza o  il pensiero della morte che mi accompagna. 

E', anche,  il dolore dell'attesa, dei giorni che potrò avere e degli attimi che riuscirò a rubare per i baci appassionati.  Ogni giorno aspetterò, senza pretese, che giunga la sera.. e, se l'attesa sarà vana, tornerò ad aspettare, materna o matrigna che sia, la notte, sempre più tragicamente insonne, ma sicura consolatrice di una disperata idea fatta di paure...   

 

 

Ora sei qui tra le mie mani..
Impalpabile sussurro.. leggera evanescenza.
Io ancora non dormo e resto con te, in compagnia del mio dolore...

 

Cola

 

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