www.colapisci.itL'uomo che diventa pesce per necessità o per scelta

Luna e Colapesce

Stretto di Messina

In una reggia sopra le nuvole viveva Luna con il marito Sole e una figlia di nome Stella.

Era una famiglia tranquilla ed apparentemente serena: il marito era molto impegnato ad illuminare il mondo ed era ogni giorno in viaggio; la figlia e la madre vagavano nella notte ognuna per conto proprio. Luna incontrava Sole qualche volta al mattino ed alla sera, ma nessuno dei due aveva voglia di parlare, e quando uno parlava l'altro era distratto ed infastidito da tutte quelle inutili parole. Luna per brillare aveva bisogno della luce di Sole; Sole aveva necessità che Luna illuminasse la notte mentre lui era altrove. Vivevano insieme per questo ed ognuno rispettava la libertà dell'altro.

Un giorno Stella, rincasando, raccontò alla madre che presso lo Stretto fra Scilla e Cariddi si era intrattenuta con un tritone di nome Calapesce, a parlare del senso della vita e della morte. Luna giudicò tale conversazione interessante ed incoraggiò Stella a continuare.

Venne il tempo in cui Luna, stanca di peregrinare attraverso l'intera volta celeste, si chiese se non fosse il caso di scegliere un percorso più breve. Era molto incerta sul da farsi perché le avevano detto che era rischioso lasciare la strada vecchia già nota per intraprendere una strada nuova che chissà quali ostacoli avrebbe presentato.

Stella incoraggiava la madre al cambiamento sostenendo che nel tratto di mare fra Scilla e Cariddi c'era bisogno di un po' di luce per illuminare le notti buie e monotone, inoltre da quelle parti si aggirava Colapesce e non mancava neppure qualche simpatica sirena. Luna si lasciò convincere e da allora ancora perlustra quel tratto di mare.

Scendendo una notte sul pelo dell'acqua Luna conobbe Colapesce, che ogni notte risaliva dal fondo marino a guardare le stelle ed a rimpiangere il tempo in cui ancora non era costretto a sorreggere con le sue possenti braccia la bella Trinacria per impedire che, a causa di una colonna traballante, l'intera isola affondasse in mare.

Quando Luna apparve, candida e titubante, Colapesce si sorprese di quell'insolita presenza e con un guizzo scomparve nelle profondità marine.

Luna, piacevolmente turbata, risalì in cielo, tornò la notte seguente ad illuminare il mare, e quella dopo, e quella dopo ancora, ma il tritone raramente risaliva in superficie e, quando appariva, era circondato da altri tritoni e da qualche sirena, così Luna perse l'incanto : in fondo si trattava solo di un comune tritone!.

Una notte, mentre Luna, ignara, lambiva la superficie marina, Colapesce emerse e le nuotò intorno, lei lo sfiorò appena con i suoi candidi raggi e subito si nascose dietro all'orizzonte in preda ad un indicibile turbamento.

Per molte notti Luna non ritornò a lambire la superficie del mare ma Colapesce era entrato prepotentemente nei suoi pensieri e non le concedeva pace; con tutte le forze lei cercò di allontanare quell'ingombrante presenza che la distraeva dai suoi impegni e la faceva soffrire.

Solo quando si sentì abbastanza forte, Luna ritornò ad attraversare quel tratto di mare. Spesso la superficie marina era deserta, ma anche quando il suo tritone emergeva, era sempre in compagnia di altri tritoni, pesci o sirene.

Stretto di Messina

A volte lui appariva esuberante e si esibiva davanti a Luna in tuffi, spruzzi e colpi di coda, lei lo guardava ammirata ed era felice, allora il suo volto si illuminava interamente.

Quando Colapesce era cupo e corrucciato, ignorava la presenza di Luna, che diventava triste, nascondeva la faccia dietro ad un velo nero e si ritirava nella sua dimora celeste dove restava finché il tempo aveva lenito le pene.

Nei momenti di solitudine Luna rifletteva sul suo destino: era molto combattuta fra le ragioni del cuore e quelle dell'intelletto. Avrebbe voluto immergersi nelle infide acque marine per raggiungere Colapesce ed andare a perdersi fra le sue braccia, ma sapeva che questo sarebbe stata la rovina sua ed altrui perché lei avrebbe perso la luce di Sole ed il mondo sarebbe rimasto senza la fiaccola notturna.

Prevalsero le ragioni dell'intelletto ma il cuore oppose una tenace resistenza

Luna cambiava continuamente umore e sembianza: passava dalla speranza di vedere Colapesce alla gioia di un incontro ravvicinato. Spesso provava la delusione di essere stata ignorata, allora si chiudeva nella sua reggia e per un po' nessuno la vedeva.

Colapesce intuiva i turbamenti di Luna, ciò lo incuriosiva, lo inteneriva e lo faceva arrabbiare. Lei gli appariva a volte così fragile ed indifesa che lui desiderava sostenerla e proteggerla, allora le lanciava messaggi allusivi ma lei non li coglieva ed appariva fredda e distante. Colapesce la scrutava per scoprire un' emozione, un moto dell'animo, lei sempre mostrava il suo volto candido ed imperturbabile.

Spesse volte il tritone decise di ignorare quella stupida palla bianca, così fredda e distante e se ne tornò brontolando in fondo al mare a riscaldarsi nella fucina etnea.

Ma quando Luna tornava ad accarezzarlo con i suoi raggi, Colapesce si commuoveva, allora avrebbe voluto librarsi in aria e volare per raggiungerla, afferrarla e tenerla prigioniera fra le sue braccia. Ma lui era un tritone, il suo elemento era il mare, salire in cielo avrebbe portato alla rovina sua ed allo sprofondamento dell'amata Sicilia.

E' passato molto tempo da allora: Luna è rimasta in cielo e Colapesce in mare; a volte si incontrano sul pelo dell'acqua, lei lo accarezza con i suoi raggi e lui si sente meno triste e stanco.

 

Luna
(
Iola)

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