ColapisciColapisci: L'uomo che diventa pesce per necessità o per sceltaLe Feste di Cola

Cola andava alla festa

La Vara di Messina

Cola, al tempo della sua vita terrena, nei giorni di festa cercava, tra gente trasognata, le proprie origini; ma il suo lento vagare, cadenzato dai canti, incontrava solo un profondo dolore esistenziale e in questo trovava forti segni di riconoscimento, quasi come nei confronti dei pesci.
Egli, col passare del tempo e durante le rare uscite dal mare, fu sempre più attratto dalla festa in onore dell'Assunzione della Madonna del 15 d'agosto: la Vara.
In effetti, ad essere attratti sono, ancora, in moltissimi, tanto che é considerata la festa più popolare di Messina.
Vivere questa ricorrenza è un'esperienza unica, non tanto per la spettacolarità della "machina", quanto per la coralità di partecipazione della popolazione.
Fedeli, credenti e non credenti, turisti, popolani e intellettuali, religiosi e miscredenti, onesti e poco onesti, tutti sono drammaticamente travolti dai semplici fatti della processione, specie  quando, alla fine di una delle laceranti tirate della Vara, dal petto di un'intera popolazione esce all'unisono un grido che squassa il cuore: "Viva Maria".
Era questo
"Viva Maria" che turbava 'Cola.
Fu tanto turbato che, al fine di ricercare elementi di riconoscimento con la propria gente, sentì il bisogno di scrivere
una lettera d'amore alla propria città, rappresentandola nelle dinamiche emotive  della processione della Vara.

 

La lettera introduce un  racconto visivo, strutturato come tragedia greca, che conduce ad un processo di catarsi collettiva.. 

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