XXIX. CHAOS

Grado

I have never beheld the enchantment of the Straits of Messina, that Fata Morgana, when, under certain conditions of weather, phantasmagoric palaces of wondrous shape are cast upon the waters–not mirrored, but standing upright; tangible, as it were; yet diaphanous as a veil of gauze

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The chronicles of Messina record the scarcely human feats of the diver Cola Pesce (Nicholas the Fish).
The dim submarine landscapes of the Straits with their caves and tangled forests held no secrets from him; his eyes were as familiar with sea-mysteries as those of any fish.
Some think that the legend dates from Frederick II, to whom he brought up from the foaming gulf that golden goblet which has been immortalized in Schiller's ballad.
But Schneegans says there are Norman documents that speak of him. And that other tale, according to which he took to his watery life in pursuit of some beloved maiden who had been swallowed by the waves, makes one think of old Glaucus as his prototype.

Many are the fables connected with his name, but the most portentous is this: One day, during his subaqueous wanderings, he discovered the foundations of Messina.
They were insecure! The city rested upon three columns, one of them intact, another quite decayed away, the third partially corroded and soon to crumble into ruin.
He peered up from, his blue depths, and in a fateful couplet of verses warned the townsmen of their impending doom.
In this prophetic utterance ascribed to the fabulous Cola Pesce is echoed a popular apprehension that was only too justified.

XXIX. CHAOS

Non ho mai veduto l'incanto dello Stretto di Messina, la Fata Morgana, quando, in determinate condizioni di meteo, palazzi fantasmagorici di forma mirabile sono riflessi sull'acqua, non specularmente, ma in piedi, tangibili, per così dire, ancora diafani come un velo di garza.

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Le cronache di Messina registrano le gesta disumane del tuffatore Pesce Cola (Nicola il pesce).
I paesaggi sottomarini fiochi dello Stretto, con le loro grotte e foreste intricate, non avevano segreti per lui, i suoi occhi erano a conoscenza dei misteri del mare, come quelli di un pesce.
Alcuni pensano che la leggenda si riporti al tempo di Federico II, al quale ha riportato dal fondo marino la coppa d'oro, immortalata nella ballata di Schiller. Ma Schneegans dice che ci sono documenti di Norman che parlano di lui. E che vi è un altro racconto, secondo cui, nella sua vita marina, egli salvò una fanciulla amata che era stata inghiottita dalle onde. Secondo alcuni, questa storia richiama quella più vecchia di Glauco.
Molte sono le favole collegate al suo nome, ma la più portentosa è questa:

Un giorno, durante le sue peregrinazioni subacqueo, ha scoperto le fondamenta di Messina.
Erano insicuri! La città poggiava su tre colonne: una  intatta, un'altra malandata e la terza in parte corrosa e prossima a crollare in rovina.
Dal suo profondo blu, egli guardò su e, con un distico di versi fatidico, avvertì i concittadini della loro morte imminente.

In questa storia di Colapesce era insita una profezia che faceva eco ad un timore popolare fin troppo giustificato.