Cola Pesce
sott’acqua salva la Sicilia

Ciò che colpisce in questo mito e come esso si sia trasformato attraverso le credenze popolari, come faccia parte della vita quotidiana, in ogni giorno di festa, quando lo scoppio dei mortaretti in cielo evoca la sua figura: Cola Pesce, eroe antico d’una favola di pescatori.
È spettacolo comune, in quell’occasione, vedere nei paesi della costa, alla calata d’un porticciolo, un cantastorie attorno al quale si é radunato un piccolo pubblico.
Donne, ragazzi, pescatori che ascoltano la storia di uno strano personaggio che, maledetto dalla madre, è costretto a vivere in fondo al mare:
Cola Pesce.

La favola narra di un re della Sicilia che, nel sonno, vide la sua terra scomparire nei gorghi del mare. E racconta come a salvare il re e la Sicilia tutta fu quell’uomo-pesce che la maledizione materna costringeva a vivere nel mare.

Lo strano essere conosce tutti i misteri degli abissi, ma poiché ha varcato i limiti permessi all’uomo, la natura ha ripreso i suoi diritti conferendogli una coda, una pelle verdastra e scagliosa, e pinne da mostro marino.
Cola Pesce ha però conservato, dell’uomo, l’indole e l’intelletto.
E infatti, dice la leggenda, la Sicilia fu salvata per il sacrificio di Cola Pesce, che ubbidì al suo re, restando per sempre sott’acqua a sorreggere una colonna di pietra spezzata, una delle tre che si dice sorreggano l’intera isola.

Il mito di Cola Pesce come altri simili d’eroi di altre culture, favoleggianti di uomini anfibi, indica, con linguaggio simbolico, che il confine fra natura umana e natura marina non può e non deve essere superato, pena il mutarsi delle forme che danno all’uomo la certezza del suo essere.

Paola De Sanctis
Grande Enciclopedia del Mare
Curcio