Nino Muccioli, scrittore

La leggenda di Colapesce

1932 - Galati Marina, aspettando Colapesce

La leggenda di Cola Pesce, una delle più belle, non è soltanto l’avventura di un Ulisside alla ricerca delle Colonne d’Ercole del mistero; ma è nella tradizione popolare anche leggenda d’amore.

L’offerta dei doni nelle tre prove proposte dal re, la coppa d’oro, il primo, (la ricchezza); la corona stessa del re (il potere), l’anello della Principessa (l’amore in nome del quale compie l’impresa più disperata e che perde Cola Pesce) sono il simbolo dell’anima di un popolo, che in tutta la sua espressione artistica e letteraria ha raggiunto le sue vette più alte nella triade: l’amore, la roba, la morte.
Nel concetto di roba (si pensi a Verga) è compendiato l’eterno dramma del potere, che e una costante nel bene e nel male di un carattere fondamentale di questa gente; l’amore e la donna, ne sublimano e giustificano ed esprimono valori di alta poesia dai Greci ai nostri giorni, la natura drammatica della sua storia; infine la morte, come ultimo approdo, in vari aspetti del suo presentarsi sembra quasi oggetto di corteggiamento, approdo ultimo, temuto ed amato, solo valore certo.

Nella stesura del testo, ho accettato l’identificazione del re della leggenda in Ruggero II, infatti, come giustamente ne scrive Salvo Di Matteo, nella sua ultima Historia siciliana, la prima redazione della leggenda la si ritrova nell’inglese Gualtiero Map, che verso la fine del 1100 per primo la raccolse nelle sue Nugae curialum; ed è pertanto evidente che il re citato doveva essere precedente a questa epoca.
False quindi le attribuzioni successive a Federico II e perfino a Carlo V, datando nella tradizione l’epoca della leggenda al ’200 al ’300 o al ’500: in realtà i vari resocontisti non avevano tenuto conto delle sequenze storiche della prima redazione di esso.

 

Nino Muccioli
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NC.E.