Francesco Pipino

De Nicolao Pisce

Colapesce - Catania - Foto di Alessandro Pagano
Colapesce - Piazza Università di Catania - Foto A. Pagano

In quel tempo (1239) nacque nel regno di Sicilia Nicola Pesce.
Questi infatti, fin da quando era bambino amava stare sempre in acqua e sua madre, arrabbiata per questo, gli lanciò contro una maledizione: che preferisse stare soprattutto nell’acqua e non potesse vivere fuori di essa; il che accadde; infatti egli da allora visse sempre nelle acque del mare, si mostrava ai marinai e stava con loro per qualche tempo sulle navi, preannunciando loro le maree e descrivendo le cose sconosciute che aveva visto nelle profondità marine.

Egli disse che c’era una anguilla più grande di tutti i pesci e che, fra la Sicilia e la Calabria, il mare era profondissimo.
L’imperatore Federico parlò con lui e, gettato sul fondo del mare un vaso d’argento, insistette affinché discendesse nelle profondità e gli riportasse quel vaso.
Egli, in verità, rispose
- Se discenderò sul fondo del mare, non ritornerò

Tuttavia promise che ci avrebbe provato, ma dopo essersi immerso, non comparve mai più alla vista degli uomini.
Ricordo che quando ero bambino ero solito sentir dire che le madri quando volevano incutere paura ai fanciulli che piangevano, ricordavano loro Nicola.


De Nicolao Pisce


Colapesce di Benintende

Nicolaus Piscis hoc etiam tempore [1239] in regno Siciliae natus est.

Hic enim, dum puer esset, delestabatur esse in aquis assiduus: cujus mater ob hoc indignata, maleditionem illi imprecata est, ut scilicet semper esse delectaretur in aquis, et extra eas non posset vivere; quod siquidem contigit, nam semper ex tunc in aquis maris vixit, nautis apparebat, et cum eis in navibus aliquandiu erat, maris aestus illis praedicens, et secreta quae viderat in profundo.

Anguillam maximum pisci'um esse dixit, et inter Siciliam et Calabriam pelagus profundissimum esse.
Imperator Fridericus cum eo sermonem habuit, et projecto in fundo vase argenteo, institit illi, ut descenderet in profundum, ac vas illud afferret. Ille vero ait: Si descendero in profundum, non revertar.
Experiri tandem promisit; at cum descendisset, ultra non comparuit hominum visui. Reminiscor quod, dum puer essem, audire consuevi matres, dum puerulis vagientibus terrorem vellent incutere, tunc eis Nicolaum ad memoriam reducebant.

 

Chronico fratris Fancisci Pipini Bononiensis
ab anno MCLXXVI usque ad annuum circiter MCCCXI
da G.Pitrè
Studi di leggende popolari in Sicilia

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