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Le stelle cadenti

Un giorno di tanto ma tanto tempo fa il buon Dio decise di creare le stelle.
In un cielo azzurro e senza luce mise tante allegre lucine. Vi erano stelle bianche, stelle rosse e stelle azzurre.

Appena create le stelle fecero subito amicizia e si scambiarono delle impressioni sul mondo che vedevano dall’alto, da troppo lontano. Alcune dicevano che era un luogo meraviglioso, altre lo dipingevano come un posto dai mille pericoli, ma in tutte vi era una enorme curiosità di scoprire come era fatto, come ci si poteva vivere e soprattutto se un giorno l’avrebbero potuto visitare.
Il buon Dio era stato molto chiaro al momento della creazione: “nessuna stella avrebbe mai dovuto desiderare di scendere sulla terra, pena la morte!”.
Questa legge era ben conosciuta da tutti gli astri anziani e quando una stella giovane diveniva adulta le veniva impartita chiaramente la lezione.

Un giorno, o forse sarebbe meglio dire una notte, il cielo terso di una bellissima estate permetteva alle stelle, immobili al loro posto, una fantastica visione della terra. Il blu del mare e il verde delle foreste si incontravano creando stupendi giochi di colore; dove poi il mare si infrangeva sugli scogli, mille tinte sembravano esplodere tutto intorno come in una meravigliosa danza di allegria.
Le stelle guardavano esterrefatte questo spettacolo e, come ormai succedeva spesso si domandavano l’un l’altra mille perché. La loro voglia di conoscere la terra cresceva sempre di più finché una stellina giovane, col suo bellissimo manto azzurrino non ruppe il silenzio estasiato di tutte le costellazioni esclamando:
- Io scendo!

Subito un fruscio si levò da ogni dove.
- Ma è vietato!
- Certamente morirai bruciata!
- Non lo puoi fare, altrimenti non tornerai più!”.

Ma la voglia di conoscenza della giovane stellina era davvero enorme; non si curò di cosa dicevano le sue amiche e salutandole con dolcezza iniziò la sua discesa verso quel meraviglioso pianeta.
Man mano che scendeva le cose le apparivano più chiare, cominciò a scorgere i monti, i fiumi, i laghi. Vide le città e i villaggi, resto meravigliata dalla bellezza dei boschi e delle foreste, dalla maestosità dei vulcani e dallo splendore degli isolotti dell’oceano. Ma più scendeva e più il caldo si faceva insopportabile, gli occhi si appannavano, sembrava mancarle il respiro.
Quando stava per arrivare a vedere gli uomini con le loro auto, gli animali nelle fattorie, le piante più piccole con i loro meravigliosi fiori, il caldo diventò arsura; in pochi attimi non vide più e tutto di spense in una scia di luce che dalla terra videro tutti chiaramente.
La vita di quella stella finì in un attimo, in un estremo tentativo di conoscere, di vedere, di scoprire.
Ma da allora molte altre stelle hanno imitato questa loro intraprendente compagna. Infatti nella calde sere estive potete scorgere, guardando il cielo quando non c’è luna, molte stelline che sacrificano la loro vita per scoprire il mondo.

Sono le stelle cadenti e ci insegnano ogni notte che la conoscenza ha un prezzo che si deve pagare.

 

Cicciu, la luna

 

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